In un progetto agricolo strutturato, la sostenibilità non è un valore astratto, ma un parametro gestionale che si costruisce nel tempo. Ogni scelta agronomica viene valutata in funzione del suo impatto sulle risorse naturali, sulla stabilità produttiva e sulla capacità del sistema di mantenere equilibrio nel lungo periodo.
Il modello adottato integra produttività, tutela ambientale ed efficienza operativa, con l’obiettivo di rendere la sostenibilità misurabile, verificabile e coerente con il territorio, evitando approcci dichiarativi e puntando su soluzioni applicabili sul campo.
Gestione efficiente della risorsa idrica
La gestione dell’acqua rappresenta uno dei pilastri della sostenibilità aziendale. L’irrigazione non viene impostata su turni fissi, ma regolata in base alle reali condizioni del suolo e all’andamento climatico, superando un approccio uniforme spesso poco efficiente.
In assenza di una storicità aziendale consolidata, l’efficienza idrica viene stimata confrontando il sistema adottato con modelli irrigui tradizionali non monitorati. Studi condotti sull’olivo indicano che l’irrigazione di precisione consente una riduzione media dei consumi compresa tra il 20 e il 35%.
Applicando questi valori a un oliveto irrigato con volumi tradizionali pari a circa 2.500–3.000 m³ per ettaro all’anno, il risparmio potenziale si colloca tra 500 e 1.050 m³ per ettaro, equivalenti a 500.000–1.050.000 litri di acqua risparmiati ogni anno.
Si tratta di stime che verranno validate con i dati reali delle prime stagioni produttive, ma che delineano con chiarezza la direzione intrapresa.
A supporto della gestione irrigua, l’azienda dispone di due pozzi ad uso irriguo e sta valutando, in prospettiva, soluzioni di riutilizzo e ricircolo dell’acqua nei futuri processi di trasformazione.
Nutrizione delle colture
La fertilizzazione segue lo stesso principio di misura e precisione. Nell’oliveto, la nutrizione avviene tramite fertirrigazione, con apporti frazionati e calibrati in funzione dello stato idrico del suolo, delle fasi fenologiche e delle esigenze fisiologiche delle piante.
Questo approccio consente di migliorare l’efficienza di utilizzo dei nutrienti, evitando eccessi e perdite. In assenza di una base storica aziendale, la riduzione dell’uso di fertilizzanti viene stimata confrontando il sistema adottato con pratiche tradizionali non monitorate.
Esperienze consolidate su oliveti specializzati indicano una possibile riduzione degli apporti compresa tra il 20 e il 30%, equivalente a circa 20–35 kg per ettaro all’anno di nutrienti (N equivalente), mantenendo livelli produttivi comparabili.
Nelle tartufaie, invece, non viene effettuata alcuna concimazione. La scelta è agronomica: nel caso del tartufo, la produttività dipende dall’equilibrio biologico del suolo e dal funzionamento del sistema micorrizico. Interventi nutrizionali non mirati rischierebbero di compromettere questo equilibrio, riducendo la qualità e la stabilità della produzione.
Biodiversità come infrastruttura naturale dell’azienda
La sostenibilità aziendale si fonda anche su una precisa organizzazione del territorio. Su una superficie complessiva di circa 70 ettari, una quota significativa è lasciata a boschi, aree naturali, superfici inerbite ed ecotoni.
Circa il 38–40% della superficie aziendale rimane a copertura naturale o seminaturale. Questa scelta non rappresenta una rinuncia produttiva, ma un investimento strutturale: le aree naturali contribuiscono alla regolazione del microclima, alla tutela idrogeologica e alla stabilità ecologica dell’intero sistema agricolo.
Le analisi agronomiche e ambientali hanno evidenziato una composizione floristica complessa, con la presenza di specie arboree micorizzate tipiche delle tartufaie — come querce, lecci, pini e noccioli — affiancate da numerose specie spontanee arbustive ed erbacee caratteristiche degli ambienti collinari umbri.
Suolo vivo e microfauna come elementi fondamentali
La fertilità dei suoli aziendali non dipende solo dagli input agronomici, ma anche dall’attività biologica che avviene nel terreno. Una microfauna edafica strutturata — lombrichi, collemboli, artropodi e micromammiferi — svolge un ruolo fondamentale nella decomposizione della sostanza organica, nel rimescolamento del suolo e nel miglioramento della porosità e dell’aerazione.
Questi organismi favoriscono la disponibilità dei nutrienti e la capacità del terreno di trattenere acqua, contribuendo in modo silenzioso ma costante alla stabilità produttiva.
Per proteggere gli impianti più sensibili dai danni della fauna selvatica, sono state adottate recinzioni perimetrali sulle tartufaie, una soluzione che tutela le colture senza alterare gli equilibri ecologici dell’area.
Riduzione degli sprechi ed economia circolare
La sostenibilità passa anche dalla gestione dei materiali lungo l’intero ciclo produttivo. Oltre l’80–85% dei materiali aziendali è riciclabile o recuperabile.
I residui organici — potature, scarti vegetali e sottoprodotti agricoli — vengono compostati, restituiti al suolo o valorizzati a fini energetici, come nel caso del nocciolino di oliva, trasformando un sottoprodotto in risorsa.
I materiali non organici, come reti, tubazioni e imballaggi, seguono percorsi di raccolta differenziata e recupero secondo la normativa vigente, riducendo la quantità di rifiuti destinati allo smaltimento.
Energia ed emissioni: un impegno continuo
Attualmente l’azienda non utilizza ancora fonti di energia rinnovabile, poiché le fasi produttive non sono pienamente operative. Tuttavia, è prevista l’installazione di impianti fotovoltaici per coprire una parte significativa dei consumi elettrici legati a irrigazione, servizi e trasformazione.
È inoltre pianificato l’utilizzo del nocciolino di oliva come biocombustibile per il riscaldamento, in un’ottica di economia circolare e riduzione della dipendenza da fonti fossili.
La quantificazione delle emissioni di CO₂ evitate sarà effettuata una volta stabilizzati i processi e disponibile una base dati consolidata.
Sostenibilità misurabile e tracciabile
La sostenibilità non è un risultato immediato, ma un percorso che richiede tempo, monitoraggio e capacità di misurare gli effetti delle scelte adottate. Il sistema di tracciabilità delle operazioni colturali e la costruzione progressiva di una base dati storica rappresentano il fondamento per i futuri sistemi di certificazione e di controllo qualità.
Un approccio che lega la qualità delle produzioni alla responsabilità verso il territorio, costruendo una filiera agricola trasparente, efficiente e rispettosa delle colline umbre e del territorio di Narni.